Inerbimento dell’oliveto: si o no?

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha stabilito quali sono i criteri necessari perché l’agricoltura possa essere definita sostenibile:

  • è necessario che essa costituisca fonte di reddito per il produttore;
  • le condizioni di qualità e sicurezza devono essere garantite tanto per l’agricoltore quanto per il consumatore;
  • devono essere salvaguardate le risorse ambientali e la produttività del suolo.

 A tal proposito, nella nostra regione sono stati effettuati degli studi* per valutare gli effetti di due diverse modalità di gestione dell’oliveto, la prima basata sull’adozione di un sistema di gestione sostenibile (inerbimento spontaneo, trinciatura del materiale di potatura, mulching) e la seconda convenzionale e caratterizzata da lavorazioni superficiali e allontanamento del materiale di potatura. 

Le sperimentazioni sono state condotte in un oliveto situato nel territorio di Ferrandina (MT), costituito da piante mature della cultivar Maiatica a duplice attitudine, allevate a vaso e con sesto d’impianto di circa 8×8 m.

I sistemi di gestione messi a confronto sono:

  • Aziendale: lavorazione a 10 cm con fresatrice, potatura intensa ogni due o più anni; materiale di potatura allontanato dal campo;
  • Sostenibile: inerbimento spontaneo, almeno 2 sfalci per anno con materiale di potatura trinciato e lasciato in campo (mulching) e potatura lieve annuale.

Il suolo, franco-sabbioso, è stato caratterizzato e monitorato dal punto di vista del contenuto in carbonio organico, della macroporosità, della struttura, della conducibilità idraulica satura e dell’umidità.

I risultati confermano l’effetto positivo sull’accumulo del carbonio nel suolo dell’inerbimento rispetto alla lavorazione. Le maggiori differenze si registrano soprattutto nello strato compreso tra 0 e 10 cm.

L’analisi della porosità conferma i benefici della gestione sostenibile in quanto, pur essendo la macroporosità dello strato più superficiale superiore nell’oliveto convenzionale, l’orizzonte sottostante risulta fortemente compromesso con valori che si abbassano oltre il limite inferiore del 5%.

 

La macroporosità del suolo inerbito, seppure non molto elevata, risulta omogeneamente distribuita lungo tutto il profilo e ciò risulta particolarmente significativo sui flussi d’acqua all’interno del terreno.

Il monitoraggio della permeabilità, confermando quanto prospettato con le sole analisi di porosità, porta a concludere che  le due modalità di gestione implicano all’interno del terreno un diverso comportamento idrologico: con il sistema “Sostenibile” l’acqua si infiltra nel terreno e fluisce lungo l’intero profilo senza trovare ostacoli; al contrario, nell’oliveto convenzionale, si riscontrano una minore capacità di infiltrazione dovuta alla presenza di croste superficiali, ed una scarsa permeabilità lungo il profilo a causa dello strato compatto che viene a crearsi in corrispondenza del limite inferiore della lavorazione.

Il prolungarsi di una tale condizione in campo può comportare l’innesco di fenomeni di degradazione del suolo quali:

  • erosione lineare e soliflussione in occasione di eventi piovosi di breve durata ed elevata intensità,
  • il mancato accumulo della risorsa idrica negli strati più profondi.

Dalle misure effettuate risulta che la quantità di acqua immagazzinata dal sistema “Sostenibile” nei primi 2 metri di terreno è significativamente più elevata rispetto a quanto misurato nel sistema lavorato. La conduzione con inerbimento consente probabilmente di accumulare l’acqua nei periodi di maggiore piovosità (autunno-inverno) e di renderla disponibile per le piante di olivo, caratterizzate da apparato radicale profondo, nei periodi di maggior bisogno idrico.

* Vignozzi N., Agnelli A., Platinetti M., Pellegrini S., Simoncini S., Pagliai M., Xiloyannis C., Celano G., Palese A.M. (2013) Olivicoltura sostenibile e gestione del suolo. La Rivista Di Scienza Dell’alimentazione