mosca

La mosca dell’olivo

La mosca delle olive provoca notevoli danni riconducibili essenzialmente a:

  • minore resa in olio
  • cascola anticipata delle olive che talvolta interessa l’80-90% della produzione
  • peggiore qualità dell’olio a causa di un tenore più elevato di acidità, un elevato numero di perossidi, una bassa concentrazione di polifenoli.
          Spesso, inoltre, l’olio prodotto in seguito ad un cospicuo attacco di mosca, presenta difetti quali riscaldo, rancido, muffa e avvinato che non consentono l’ottenimento della dicitura extravergine d’oliva. Diversi sono i metodi di difesa a disposizione degli olivicoltori; i più efficaci, tuttavia, risultano essere quelli preventivi che mirano all’abbattimento della popolazione prima ancora che si verifichino i danni. Tali metodi, tutti consentiti dai disciplinari Biologici, sono:
          • Adulticidi: sistemi per la cattura massale degli adulti basati sull’utilizzo di trappole attrattive a base di sali di ammonio o di esche proteiche avvelenate con un insetticida. Uno dei vantaggi derivanti dall’uso selle esche è che non è necessario trattare tutti gli alberi ma, compatibilmente con l’intensità dell’attacco, sarà possibile effettuare uno spruzzo a piante alterne. In casi di attacco molto copioso, è possibile effettuare ulteriori trattamenti adulticidi ricorrendo a prodotti fitosanitari autorizzati in agricoltura biologica.
          • Larvicidi o curativi: mezzi di difesa consentiti solo nell’ambito dell’agricoltura integrata, consistono nell’utilizzo di dimetoato, imidacloprid o fosmet, prodotti fitosanitari in grado di uccidere le larve all’interno dei frutti. Tale tipo di difesa necessita di una notevole attenzione sia in virtù dell’efficacia che il trattamento può sortire, sia per la possibilità che nell’olio si rinvengano dei residui del prodotto.
          • Interruzione della simbiosi batterica con trattamenti a base di rame: metodo basato sull’uso del rame che svolge un’importante attività antibatterica, interrompendo la simbiosi tra la mosca e i batteri presenti sulle foglie dell’ulivo e sui suoi frutti. Tali batteri, oltre a rappresentare una fonte di proteine per le mosche, vengono spesso trasmessi dalle femmine durante la deposizione delle uova per agevolare l’alimentazione dei giovani vermi. L’eliminazione dei batteri si rivela dunque un efficace metodo di difesa da entrambi i punti di vista.
          • Agronomici: insieme di buone pratiche atte a mitigare gli effetti degli attacchi della mosca e a limitarne la riproduzione. Innanzitutto è bene evitare la consociazione dell’ulivo con altri alberi da frutto o di olivi da olio con quelli da mensa. Razionalizzare potatura, irrigazione e concimazione contribuisce inoltre a rendere i frutti meno suscettibili alla mosca. Ulteriore accorgimento utile, in caso di attacco, è la raccolta anticipata dei frutti. Importante è effettuare sempre e comunque la raccolta in modo da provocare l’interruzione del ciclo dell’insetto. In presenza delle olive, infatti, la riproduzione delle mosche può comportare un aumento della popolazione già durante i mesi primaverili.